Congiura de’ Pazzi

 

“Nel mondo esistono cose talmente belle da non poterle descrivere, le si può solo vivere. ”

C’è una certa forma in cotanta follia che, chi ha onore per la caccia, può capire. C’è una certa irriverenza che attraversa Congiura come una corrente elettrica, pericolosa per chi la tocca. Narrano le antiche storie di Bacco, Tabacco e Venere onorati a sazietà nelle lunghe notti invernali, ed è proprio in una notte speciale di queste che si festeggia la giovinezza. Segno distintivo per riconoscere chi fa parte di Congiura è che: se non sono pazzi non li vogliamo. Infine, si sappia che ancora e per sempre i Pazzi vivranno e resteranno se stessi.

Storia della Balla

Narrano le cronache che l’anno di grazia milleccentononsochè, tal Ser Cecco, fiorentino, mercante di Calimala, venisse a ritrovar lo suo figliolo che sugli ameni colli Petroniani sollazzavasi tra una glossa di Irnerio e una di Pepone.
Lo figliol suo menandolo a visitare le varie bellezze della città, venirono a rimirare lo sempiterno eretto Fittone, cui diggià eran divote vergini e spose sterili, e quivi vedendo baraonda di chierici e di ebbri che sopra di esso assidersi voleano, così sulle goliardiche genti avere podestate, e l’un, l’altro tiravan per la gamba, mentre un altro vi si arrampicava, tra un ballame di piume e di bargelli, ser Cecco fiorentino, mercante, ‘sclamo:”Cacasangue, mi nascesse lo vermocane, ma qui sonvi solo congiure, e sembran tutti pazzi!”
Itosene poi in Fiorenza, in guisa tale ne sparse la voce, che li studenti fiorentini che dalla nomea dello Studio Felsineo erano attratti, dallo popolaccio meschino et ignorante, congiurati o pazzi eran chiamati. Talchè detti goliardi, da questo affatto impensieriti, in gaudereccia vegli di carnasciale raunati, di costituirsi stabilirono in novella goliardica corporazione che prese nome, (e certo già l’avevato immaginato) di “Congiura de’ Pazzi”

Dai lontani tempi di Ser Cecco, mercante di Calimala, e del figliol suo Azzone, molt’acqua è passata, ma lo spirito dei goliardi della Congiura de’ Pazzi è immutato. Siano essi bolognesi o toscani, ascolani o modenesi o mantovani, o di tutte le altre disparate provenienze, quando una sudata laurea di malavoglia li sospingerà di dove venirono, porteranno seco la nostalgia delle allegre brigate perdute, custodiranno amorevolmente il ricordo di primavere e ragazze bolognesi.
E per scacciare la malinconia noi l’annegheremo nel “sugo de uva” perché il diluvio ha dimostrato che i malvagi sono bevitori d’acqua e continueremo a brindare nel nome di quella che è la divisa di Noi Congiurati, come di tutti i goliardi:

“Quant’é bella giovinezza
che si fugge tutta via,
chi vuol esser lieto sia
del doman non c’é certezza”

Organigramma di balla

Congiura de’ Pazzi si ispira, anche nel nome, all’evento storico del 1478. A guidare la Congiura v’è il XVIII Magnifico Principe, che agisce con la misericordia contro i suoi nemici. I suoi colori sono il verde e il nero. I suoi legami sono perenni, e di questi ne siamo fieri.